Rifiuti, Italia deferita alla Corte Ue per le discariche

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Rifiuti, Italia deferita alla Corte Ue per le discariche

La Commissione aveva già trasmesso un parere motivato supplementare nel 2015 nel quale esortava lItalia a trattare adeguatamente 50 siti che rappresentavano ancora una minaccia per la salute e lambiente.

Poiché l'Italia non ha ancora adottato le misure necessarie per adeguare o chiudere 44 discariche è scattato il deferimento alla Corte di Giustizia con lo scopo di accelerare il processo di adeguamento alle norme Ue. La Commissione ha constatato un'accelerazione negli ultimi mesi; tuttavia all'attuale ritmo il numero di richiedenti asilo che saranno trasferiti in altri paesi europei e' "ancora al di sotto di ciò che è necessario per realizzare gli obiettivi" e "assicurare che tutti quelli che ne hanno diritto siano ricollocati nei prossimi mesi". La direttiva sulle discariche (direttiva 1999/31/CE del Consiglio) stabilisce norme per proteggere la salute umana e l'ambiente, in particolare le acque superficiali, le acque freatiche, il suolo e l'atmosfera dagli effetti negativi della raccolta, del trasporto, del deposito, del trattamento e dello smaltimento e mira a prevenire o a ridurre il più possibile le ripercussioni negative delle discariche di rifiuti, durante l'intero ciclo di vita della discarica. L'interramento nel suolo, ossia nella discarica, è il modo meno sostenibile dal punto di vista ambientale e dovrebbe essere limitato al minimo assoluto. La causa fa parte di un procedimento che interessa anche altri Stati: Bulgaria, Cipro, Spagna, Romania, Slovenia e Slovacchia. Da quando l'Italia è stata destinataria della condanna dalla Ue, nel 2014, per la presenza appunto di 200 discariche non regolari, sono state messi a norma 14 siti, mentre per uno è stato riconosciuto l'errore di censimento. È stata quindi inviata "una lettera di costituzione in mora" in cui si chiede al nostro Paese di dare una risposta celere alle preoccupazioni "circa l'adozione di misure insufficienti per quanto riguarda le strategie di controllo delle emissioni usate da Fca".

Se dovessero rifiutarsi, persistendo nell'impasse, a giugno prossimo la Commissione discuterà sulla possibilità di aprire le procedure di infrazione.

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