Birmania, per l'ONU è 'pulizia etnica' contro i musulmani

Rifugiati Rohingya Bangladesh- AFP

Rifugiati Rohingya Bangladesh- AFP

Aung San Suu Kyi è buddista seppure di un'altra corrente rispetto al collega Premio Nobel per la Pace, ma in Birmania sono proprio i monaci buddisti ad essere da anni in prima linea nella lotta contro i rohingya, arrivando a violenze ed omicidi che non hanno risparmiato il massacro di donne e bambini, interi villaggi bruciati con gli abitanti dentro. Con arresti indiscriminati, stupri, torture, massacri.

Secondo l'UNICEF, dal 25 agosto, oltre 370.000 Rohingya hanno superato il confine dal Myanmar.

"Mi appello a te e agli altri leader di raggiungere tutte le sezioni della società per tentare di ristorare relazioni amichevoli tra la popolazione in uno spirito di pace e riconciliazione", ha affermato il capo spirituale in esilio del Tibet in una lettera ad Aung San Suu Kyi. Zeid Ra'ad al-Hussein, Alto Commissario per i diritti umani alle Nazioni Unite si è esposto duramente condannando le operazioni dell'esercito birmano, definite "crudeli" e "un chiaro esempio di pulizia etnica". La scorsa settimana il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres aveva annunciato di voler inserire nell'agenda dell'Assemblea la questione della crisi della minoranza etnica islamica dei Rohingya, in fuga dalle violenze nello stato del Rakhine, nella Birmania occidentale. Alcuni attivisti per i diritti umani indonesiani, il più popoloso Paese musulmano al mondo, hanno addirittura invitato il comitato per i Nobel a ritirare il premio alla leader birmana. Una crisi che peggiora di ora in ora e che ha indotto il Parlamento del Bangladesh ad approvare all'unanimità una mozione in cui si chiede alla Birmania di riprendere sul suo territorio le centinaia di migliaia di profughi rohingya musulmani fuggiti dallo Stato di Rakhine a causa delle persecuzioni militari e di dare loro sicurezza riconoscendone lo stato di cittadini.

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