Confindustria alza stime Pil 2017 a +1,5%, ma è "emergenza giovani"

Confindustria alza le stime del Pil: c'è ottimismo

Confindustria alza stime Pil 2017 a +1,5%, ma è "emergenza giovani"

Un fenomeno che "costa all'Italia un punto di PIL all'anno, circa 14 miliardi di euro".

L'economia italiana accelera più del previsto e Confindustria rivede al rialzo le stime di crescita. Nel report del Centro Studi dal titolo "Scenari economici" presentato oggi, il deficit scende al 2,1% nel 2017 (dal 2,3% stimato a giugno) e al 2,3% nel 2018 (da 2,4%). Nonostante la dinamica sia piu' robusta di quella prevista, l'espansione dell'economia italiana rimane inferiore a quella degli altri Paesi europei: il differenziale rispetto al resto dell'Area Euro resta negativo ed elevato, anche se dimezzato (nel 2017 e' pari a 0,8 punti percentuali, contro l'1,5% del 2015). Previsioni che potrebbero rivelarsi in realtà anche prudenti, sottolinea Confindustria, anche se c'è ancora strada da fare rispetto ai livelli pre-crisi. A fine 2018 il Pil recuperera' il terreno perduto con la seconda recessione (2011-13); sara' ancora del 4,7% inferiore al massimo toccato nel 2018. Le informazioni disponibili sul trimestre estivo - sottolineano gli economisti di Confindustria - "sono limitate per il cruciale settore dei servizi, quelli turistici hanno un'alta valenza stagionale". L'esito del 2018 dipendera' anche dagli incentivi agli investimenti, dalla loro durata effettiva e dalle risorse ulteriori che verranno messe in campo.

Nel 2017, inoltre, stima che saranno recuperati un milione di posti di lavoro e già questa estate gli occupati sono tornati sopra ai 23 milioni, sui livelli pre crisi del 2008, confermando il dato anticipato a fine agosto dall'Istat. Ma le persone a cui manca lavoro in tutto o in parte sono ancora 7,7 milioni. Sull'altro piatto della bilancia, i "flussi crescenti di emigrazione" degli under 40, legati alla mancanza di occupazione, producono "una perdita di capitale umano stimata in un punto di Pil l'anno". Dal 2008 al 2015 hanno spostato la residenza all'estero 509mila italiani: di questi, circa 260mila avevano tra i 15 e i 39 anni, il 51% del totale degli emigrati. È la stima del Centro Studi di Confindustria che spiega come nel "solo 2015, con un picco di oltre 51mila emigrati - dai 21mila del 2008 - la perdita si aggira sugli 8,4 miliardi". A questo si aggiunge "la perdita associata alla spesa sostenuta dallo Stato per la formazione" di giovani che hanno lasciato il Paese, per "5,6 miliardi" dalla scuola primaria all'università, per un totale di "14 miliardi".

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