Il cafestolo del caffè per prevenire il diabete?

Una singola compressa, assumibile per via orale, è stata affiancata alla quotidiana e obbligatoria supplementazione di insulina in pazienti affetti da DIABETE di tipo 1, costretti a vita a queste punture dalla prematura morte delle beta-cellule del loro pancreas, non più in grado di rifornirli autonomamente di questo importante ormone.

Lo studio, pubblicato sul Journal of Natural Products, descrive l'esperimento durato 10 settimane, durante il quale i ricercatori hanno osservato 3 gruppi di topolini tutti con un alto rischio di ammalarsi di diabete ai quali hanno somministrato, rispettivamente, 1,1 milligrammi al giorno di cafestolo, 0,4 milligrammi di cafestolo, e nessuna sostanza (gruppo di controllo). Un dato significativo per i pazienti cronici che soffrono spesso di sbalzi nei livelli glicemici. Tra i maggiori principal investigator coinvolti Paolo Pozzilli, ordinario di Endocrinologia e Malattie Metaboliche presso l'Ucbm.

"La sperimentazione - spiega Pozzilli - ha accertato che questo nuovo farmaco, che fa parte della classe dei cosiddetti inibitori del riassorbimento del glucosio a livello renale, (e che quindi porta all'eliminazione dell'eccesso di zucchero attraverso le urine), è in grado di ridurre il suo assorbimento anche a livello intestinale".

I pazienti, trattati con questo farmaco, hanno registrato una significativa riduzione del fabbisogno insulinico e un notevole miglioramento nei livelli dell'emoglobina glicata, che è indice di buon controllo del metabolismo; in particolare, il farmaco è riuscito ad abbassare la glicemia e a mantenerla stabile nonostante, nel contempo, fosse stato ridotto loro l'apporto d'Insulina.

Il glucosio viene riassorbito nel sangue, ritornando in circolo, almeno fino a quando il livello glicemico non supera quota 180.

Il Sotagliflozin modifica questa soglia glicemica di riassorbimento del glucosio nel sangue, facendola scendere a 130.

Sotagliflozin è un nuovo antiabetico che agisce mediante una doppia inibizione di SGLT-1 e SGLT-2.

In Italia, il diabete mellito di tipo 1 riguarda circa 300mila persone. Nel mondo sono 29 milioni ma il fenomeno è in crescita.

Recentemente, però, i ricercatori del Policlinico universitario di Aarhus, in Danimarca, sono riusciti ad individuare la sostanza, contenuta nella gustosa bevanda, responsabile di tale effetti: il cafestolo, che potrebbe divenire sia un'arma per ridurre il rischio di ammalarsi di diabete, sia un farmaco per chi è già malato.

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