Legge elettorale, il Pd a Gentiloni: "Chiedere la fiducia"

Legge elettorale, il Pd a Gentiloni:

Il governo pone la fiducia sulla legge elettorale. Di Battista arringa la folla sbagliata: cacciato

In giornata sono in programma diverse manifestazioni contro la legge elettorale.

Nella confusione Alessandro Di Battista (M5S) è uscito da Montecitorio per parlare con i manifestanti che protestano in piazza.

"La fiducia sulla legge elettorale è un atto eversivo e incostituzionale fatto da chi ha paura dei suoi". La strada migliore, però, il Pd ha ritenuto che fosse proprio quella della fiducia, proposta alla quale i dem erano giunti dopo una riunione mattutina prima dell'ingresso del testo alla Camera.

Dura la reazione di Mpd: "Mettere la fiducia sulla legge elettorale a pochi giorni dallo scioglimento delle Camere è oltre i limiti della democrazia", scrive su Facebook il coordinatore Roberto Speranza.

Per concludere caro Di Battista: c'è sempre un populista più populista di te che ti popula...

Il Carroccio è più comprensivo ma non voterebbe sì: "La Lega - sostiene vice segretario Giancarlo Giorgetti - non potrà ovviamente votare la fiducia al governo ma comprende le motivazioni che hanno portato a questa richiesta".

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Ieri, Dibba, come ormai viene chiamato, ne ha combinata un'altra in puro stile grillino e sentito odor di contestazione popolare contro la odiata casta -di cui ora fa parte a pieno titolo- si è precipitato fuori dal Palazzo per antonomasia e cioè Montecitorio, per arringare il sempre mitico popolo (in seguito, smp) che urlava "ladri e onestà". Il nodo della fiducia era stato posto per scongiurare il rischio dei voti segreti (80 e più), dopo che il quartetto di maggioranza aveva vagliato tutte le piste politiche possibili, valutando anche la soluzione del "canguro" (accorpamento e decadimento degli emendamenti). "Abbiamo partecipato con convinzione e con senso di responsabilità al dibattito in Commissione su questo nuovo sistema di voto. Anche il Rosatellum produrrà un Parlamento di nominati".

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