Esclusione sociale e povertà, azioni sempre più condivise

Esclusione sociale e povertà, azioni sempre più condivise

Risale il reddito ma crescono le diseguaglianze, al Sud quasi 1 su 2 è a rischio povertà

L'atto sottoscritto oggi si inserisce nel quadro delle azioni intraprese dall'Amministrazione per migliorare azioni di contrasto alla povertà e per rafforzare la rete delle varie realtà presenti sul territorio impegnate a dare vita a condizioni di inclusione sociale, nonché a sviluppare azioni per accrescere e monitorare i progetti, a livello individuale, promossi attraverso il reddito di inclusione.

In generale, le famiglie con cinque o più componenti si confermano le più esposte al rischio di povertà o esclusione sociale (43,7% come nel 2015), ma è per quelle con uno o due componenti che questo indicatore peggiora (per le prime sale al 34,9% dal 31,6%, per le seconde al 25,2% dal 22,4%). Circa il 50% delle famiglie residenti in Italia gode di un reddito netto che non supera i 24.522 euro l'anno (circa 2.016 euro al mese: +1,4% rispetto al 2014). Il rischio è minore, sebbene in aumento, nel Nord-ovest (21,0% da 18,5%) e nel Nord-est (17,1% da 15,9%). A dirlo è l'Istat che parla di "una significativa e diffusa crescita del reddito disponibile e del potere d'acquisto delle famiglie (riferito al 2015), associata a un aumento della disuguaglianza economica e del rischio di povertà o esclusione sociale". Nel Centro un quarto della popolazione permane in tale condizione.

L'indice che misura la disuguaglianza tra i redditi in Italia risulta "sopra la media europea": la Penisola, "nella graduatoria dei Paesi dell'Ue, occupa la ventesima posizione".

Tuttavia, si evidenzia, la crescita del reddito è più intensa per il quinto più ricco della popolazione, trainata dal sensibile incremento della fascia alta dei redditi da lavoro autonomo, in ripresa ciclica dopo diversi anni di flessione pronunciata.

Quindi, esclusi gli affitti figurativi, si stima che il rapporto tra il reddito equivalente totale del 20% più ricco e quello del 20% più povero sia aumentato da 5,8 a 6,3. Distribuzioni del reddito più squilibrate ci sono in Portogallo (0,339), in Grecia (0,343) e in Spagna (0,345).

Il rischio riguarda in prevalenza le famiglie numerose o con stranieri, ma sono elevati i livelli di rischio anche tra coloro che vivono in famiglie monoreddito o in famiglie con fonte principale di reddito non proveniente da attività lavorative (come la pensione).

L'Unione Nazionale Consumatori sottolinea quanto la situazione sia negativa. Non si tratta solo di una priorità sociale e morale, ma anche economica. E ancor, "tra coloro che vivono in famiglie con almeno un cittadino non italiano il rischio di povertà o esclusione sociale è quasi il doppio (51,0%) rispetto a chi vive in famiglie di soli italiani (27,5%)". "Bisogna evitare che le file dei poveri assoluti continuino ad ingrossarsi, risolvendo i problemi di chi, pur stando ora sopra la soglia di povertà assoluta o relativa, rischia di finire sotto perché non riesce a pagare le bollette o ad affrontare una spesa imprevista di 800 euro".

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