Katia Follesa racconta la sua malattia: "Il mio cuore matto"

Katia Follesa “Soffro di una patologia al cuore 12 anni fa pensai di stare per morire”

Katia Follesa racconta la sua malattia: "Il mio cuore matto"

La comica brianzola, che ha conosciuto il successo in coppia con la collega Valeria Graci sul palco di Zelig, in una lunga intervista al Corriere della Sera racconta la sua convivenza con una cardiopatia congenita, ereditata dal padre.

"Il mio cuore è malato". Da allora Katia Follesa segue una terapia ed è sempre sotto controllo. All'inizio mi avevano detto che non avevo niente.

Sono passati dieci anni da quando la malattia le si manifestò per la prima volta. Una malattia che ha ereditato dal padre e che proprio per le sue conseguenze è venuto a mancare.

Katia Follesa e la malattia: la comica esce alla scoperta sulla patologia cardiaca con la quale convive ormai da quasi dodici anni. La Follesa ha una bimba, ma la gravidanza non è stata un problema: "Non tanto la gravidanza, anche se era escluso un parto naturale".

Con il compagno Angelo Pisani è diventata mamma della piccola Agata, ma ad un'altra gravidanza non ci pensa: "C'era il 50 per cento di probabilità che Agata ereditasse la cardiomiopatia". Per fortuna non è così, ma nell'ipotesi di un secondo figlio è una riflessione che, da un paio d'anni, faccio. I controlli continui non le pesano affatto: "Se papà li avesse fatti, forse oggi sarebbe ancora vivo", ha spiegato al Corriere della Sera. Per tutelare per primi i bambini e i ragazzi, un po' come i suoi protagonisti di Junior Bake Off, in onda su Real Time: "L'alimentazione conta moltissimo quando si parla di queste patologie, ma i dolci che prepariamo nel programma sono un momento di gioco". Oggi Katia Follesa è testimonial del progetto Cor, del gruppo ospedaliero San Donato Foundation, che vuole migliorare la qualità di cita dei pazienti cardiopatici e creare campagne di prevenzione per le patologie cardiovascolari. "Per la gente i personaggi pubblici sono figure intoccabili, inavvicinabili.il fatto che tu possa avere una patologia come chiunque, porta a riflettere, per questo è importante mandare un messaggio positivo". A 42 anni sapere di poter mettere al mondo un figlio che può avere questi problemi mi fa dire che no, non lo farei. "Ho abbracciato questo progetto per trasmettere il messaggio che quando si tratta del cuore è bene non sottovalutare e fare sempre una visita all'anno, magari due".

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