Vendita Milan, la procura apre un'inchiesta per ipotesi di riciclaggio

Vendita Milan, la procura apre un'inchiesta per ipotesi di riciclaggio

Vendita Milan, la procura apre un'inchiesta per ipotesi di riciclaggio

Le ombre sulla cessione: prezzo "gonfiato" per schermare il rientro di una cifra sostanziosa? La procura di Milano apre un'inchiesta sulla presunta vendita gonfiata del Milan, passato nell'aprile scorso per 740 milioni all'imprenditore cinese Yonghong Li. Per Silvio Berlusconi si tratta di una nuova tegola giudiziaria sulle elezioni. Se le ipotesi della procura fossero confermate, si configurerebbe uno dei più gravi reati di natura finanziaria, il riciclaggio appunto, che prevede una pena che oscilla tra i 4 e i 12 anni di reclusione. Il fatto - si legge - è che almeno due grandi banche americane (Goldman Sachs e Bofa-Merrill Lynch) si sono affacciate all'affare per poi concludere che non si può fare ("Motivi reputazionali", spiega un banker). L'intento dei pm è verificare se la cessione del Milan sia avvenuta a cifre gonfiate (la somma complessiva fu di 740 milioni nell'aprile del 2017), passate inoltre per canali internazionali. Per questo sarebbero partite una serie di verifiche per accertare il percorso dei flussi finanziari. Tra le varie ipotesi, l'inchiesta comporta anche verifiche sul reato di riciclaggio.

L'inchiesta sarebbe scattata pochi giorni fa in gran segreto, coordinata dal procuratore aggiunto Fabio de Pasquale, che sarebbe entrato in possesso di alcuni documenti che gettano dubbi sulla reale provenienza del denaro della nuova proprietà cinese. Non è ancora chiaro da dove sia partita la svolta, ma il quotidiano torinese scrive che una traccia potrebbe risalire "ai reali flussi di denaro partiti da Hong Kong" e che "ci sono elementi nuovi che smentirebbero la regolarità di una bella fetta dell'operazione".

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