Muore l'investitore di Scarponi L'artigiano che viveva di rimorsi

La scena dell’incidente costato la vita a Michele Scarponi

La scena dell’incidente costato la vita a Michele Scarponi

Nei mesi scorsi a Giacconi era stato diagnosticato un tumore che tuttavia ha preferito non affrontare con l'energia necessaria lasciandosi morire. Giacconi - riportano i media locali - era malato da novembre e da mesi viveva nel rimorso di avere causato la morte di Scarponi, suo concittadino, che conosceva molto bene. Il dolore lo aveva logorato a tal punto che non ha più avuto la forza di reagire: quel film drammatico era diventato un incubo impossibile da scacciare, così si è lasciato andare.

Maledetto quel giorno - È la mattina del 22 aprile 2017: il Giro d'Italia è alle porte e Scarponi si allena sulle strade della sua Filottrano, in provincia di Ancona, zona collinare, meno di 10.000 abitanti, le mura del castello che cingono il paese.

L'artigiano, infatti, era alla guida del furgone Fiat Iveco che travolse il ciclista marchigiano in via dell'Industria. Il ciclista muore sul colpo. L'artigiano verrà sepolto nel cimitero di Filottrano a pochi metri dalla tomba del suo beniamino.

"Non l'ho visto" - Giuseppe è disperato, non riesce a darsi pace e continua a ripetere: "Non l'ho visto, vi giuro che non l'ho visto". Frasi ribadite anche ai magistrati, che lo iscrivono nel registro degli indagati per "omicidio stradale". La Procura stava per chiudere l'inchiesta ma con la sua scomparsa ora il procedimento penale si concluderà con l'estinzione del reato per la morte del reo. Tutti i concittadini e le autorità religiose e civili avevano espresso parole di conforto nei suoi confronti invitando chiunque a stringersi sia alla famiglia di Scarponi che a quella del piastrellista. Una tragedia troppo grande e triste che mi ha veramente scosso - aveva detto Fabio Aru, suo compagno all'Astana -.

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