Prodotti "fake" al supermercato: il grido di allarme della Coldiretti

Funghi conservati

MOTIVAZIONE Spesso arrivano dalla Cina paese ai vertici mondiali per gli allarmi alimentari

Un prodotto su quattro.

Il rischio di trovare nei supermercati prodotti "fake", senza l'etichetta che riporta l'origine, è di uno su quattro: dai salumi alle marmellate, dai ragù ai sottoli, dal succo di frutta al pane fino al latte in polvere per bambini.

E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti per individuare lista dei prodotti della spesa più a rischio, in occasione dell'avvio della raccolta firme sulla petizione #stopcibofalso per chiedere al Parlamento europeo che i consumatori abbiano la possibilità di conoscere da dove arriva il cibo che portano in tavola.

Nonostante il fatto che ultimamente si stiano facendo passi avanti in merito, esistono ancora molte cose da valutare e migliorare poiché rischiamo ancora, tutti i giorni, di portare nelle nostre case e nei nostri piatti degli alimenti di bassa qualità e di origine incerta che mettono a repentaglio la nostra salute. Ma in particolare vuole tutelare l'economia, fermare le speculazioni e preservare l'agricoltura italiana. E gli italiani lo sanno: per 9 su 10 è importante per la sicurezza alimentare conoscere la provenienza del cibo che consumano, secondo la consultazione on line del Ministero delle Politiche Agricole.

La raccolta di firme rivolta al Presidente del Parlamento Europeo viene avviata da Coldiretti e Fondazione Campagna Amica in ogni farmers' market d'Italia e on line sui siti www.coldiretti.it e www.campagnamica.itma sono previste anche iniziative lungo tutta la Penisola.

L'Italia, sotto il pressing della Coldiretti, il 13 febbraio 2018 ha fatto scattare l'obbligo di indicare in etichetta l'origine del grano per la pasta e del riso, ma prima c'erano stati già diversi traguardi raggiunti: il 19 aprile 2017 è scattato l'obbligo di indicare il Paese di mungitura per latte e derivati dopo che il 7 giugno 2005 era entrato già in vigore per il latte fresco e il 17 ottobre 2005 l'obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy mentre, a partire dal 1° gennaio 2008, vigeva l'obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro. Che, però, spesso viene sfruttata a sproposito: lo hanno dimostrato l'Antitrust e della Magistratura. L'indicazione di origine - sottolinea la Coldiretti - permette di contrastare quelle imitazioni che ogni anno sottraggono 60 miliardi di euro all'economia dell'Italia, consente di prevenire le falsificazioni e le pratiche commerciali sleali che danneggiano la nostra economia, rafforza la lotta alle agromafie e la difesa contro le grandi multinazionali del cibo che hanno interesse ad occultare l'origine delle materie prime.

Quasi i 2/3 degli italiani sono disponibili a pagare almeno fino al 20% in piu' pur di garantirsi l'italianità del prodotto che si portano a tavola secondo l'indagine Coldiretti/Ixe'.

Il 25% dei prodotti non sempre presenta l'origine in etichetta, il che potrebbe nuocere alla salute dei consumatori. A livello comunitario - conclude la Coldiretti - il percorso di trasparenza è iniziato dalla carne bovina dopo l'emergenza mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 è d'obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell'ortofrutta fresca.

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