Bankitalia: 5% famiglie più ricche detiene 40% ricchezza

Bankitalia a rischio povertà una persona su 4 record dal 1989

Bankitalia: 5% famiglie più ricche detiene 40% ricchezza

L'allarme arriva dall'indagine condotta dalla Banca d'Italia sui bilanci delle famiglie: "Nel 2016 la quota di persone a rischio di povertà è salita al 23%, un livello molto elevato" e il più alto dal 1989, anno di inizio delle serie storiche dello studio.

Anche Bankitalia fotografa politiche economiche recessive dei governi, che hanno eroso la ricchezza netta delle famiglie italiane, diminuita tra il 2014 e il 2016 per effetto del calo del prezzo delle case, con il 70% proprietaria dell'abitazione in cui risiede, ma con la quota di proprietari ancora scesa tra le famiglie con capofamiglia fino a 45 anni: dal 59% al 52% tra il 2006 e il 2016. Il 30% più povero delle famiglie detiene appena l'1% della ricchezza nazionale; tre quarti di queste famiglie sono anche a rischio povertà. Tra il 2006 e il 2016 il rischio è diminuito solo tra le famiglie con capofamiglia pensionato o con oltre 65 anni.

In crescita anche le diseguaglianze nella distribuzione della ricchezza: nel 2016 il 5% del "Paperoni" deteneva il 30% della ricchezza complessiva. Il valore mediano, che separa la metà più povera delle famiglie dalla metà più ricca, era significativamente inferiore (126.000 euro, da 138.000 euro nel 2014), riflettendo la forte asimmetria della distribuzione. Eppure nel paese una persona su quattro è a rischio povertà. Si e' interrotta la caduta, pressoche' continua, avviatasi nel 2006 ma il reddito equivalente e' ancora inferiore di 11 punti percentuali a quello registrato in quell'anno.

Sul fronte del reddito annuo familiare, questo risulta pari a 30.700 euro, al netto delle imposte sul reddito e dei contributi sociali.

Complessivamente le passivita' finanziarie rappresentano meno del 5% del patrimonio lordo delle famiglie italiane, con un livello medio - per i nuclei indebitati - di circa 50mila euro, valore che scende a 12mila euro per il 20% di quelli meno abbienti e sale a 171mila euro per il 5% piu' benestante. Tra il 2014 e il 2016 il reddito medio familiare è stato sospinto da quello da lavoro dipendente che ha beneficiato della crescita del numero di percettori e dell'aumento delle retribuzioni medie annue pro capite. Questi alcuni dati che emergono dall'indagine sui bilanci delle famiglie italiane nel 2016 di BANKITALIA, secondo cui l'incidenza di questa condizione e' piu' elevata tra le famiglie con capofamiglia piu' giovane, meno istruito, nato all'estero e per le famiglie residenti nel Mezzogiorno. Inoltre "nel Mezzogiorno, il 13,3 per cento degli individui vive in famiglie senza alcun percettore di reddito da lavoro rispetto al 6,1 nel Nord e 6,9 nel Centro", prosegue l'indagine. La ricchezza netta media e quella mediana sono diminuite del 5 e 9 per cento a prezzi costanti. Alla fine del 2016, la quota di famiglie che detenevano attività finanziarie è ancora salita, all'84% dal minimo del 79% raggiunto nel 2012, tornando sui livelli prevalenti prima della crisi finanziaria. L'11% delle famiglie indebitate è vulnerabili, deve pagare cioè una rata superiore al 30% del proprio reddito.

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