Curare il cancro al seno con la naturopatia? Morta una 46enne Video

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Applica metodiche non mediche e non invasive per stimolare nell'individuo le sue capacità di omeostasi, considerando di questo gli aspetti costituzionali e le influenze ambientali.

Ha tentato di curare il tumore al seno con l'aiuto di un naturopata, ma i consigli dell'esperto sono stati non solo inutili, ma anche letali: la donna, infatti, è morta all'età di 46 anni, dopo aver cercato, nel 2016, di rimediare all'errore commesso. Quando ormai era troppo tardi la donna ha deciso di farsi ricoverare al Cro di Aviano dove lavora il Professor Massimiliano Beretta insieme alla sua equipe di specialisti.

La donna era affetta da tumore al seno. E ha scoperto, come riporta ArsTechnica, che nella manciata di casi (appena 281 tra il 2004 e il 2013) di pazienti che si sono curati esclusivamente con le medicine alternative la possibilità di morire a cinque anni dall'inizio del "trattamento" è dalle 2,5 alle 5,7 volte maggiore che per coloro che si sono curati con la chemioterapia, la radioterapia o la chirurgia.

Nell'email inviata dalla donna al medico dell'Istituto Tumori friulano per presentare il proprio caso si legge che questo personaggio praticava radioanestesia, fiori di Bach e metodo Hamer e ha ridotto la paziente in fin di vita: dolorante, con problemi respiratori e debilitata, è precipitata da 42 chili a meno di 30 in qualche settimana.

"Mentre lei credeva di sottoporsi a una terapia efficace, la malattia avanzava in modo ancor più aggressivo perché non incontrava l'ostacolo della chemioterapia, e soprattutto si diffondeva in un organismo ormai privo di difese". Le parole di quella donna mi risuonano ancora nella testa e di questo caso parlo spesso durante i convegni, perché e non si discute mai abbastanza dei trattamenti non convenzionali che non sono per forza di cose dannosi, ma devono essere valutati sempre da un medico. Beretta che ha poi aggiunto: 'E' indispensabile che le terapie alternative non interferiscano con le cure. Per fare un esempio, l'aloe può compromettere l'attività terapeutica di ciascuna sostanza, con il risultato di una riduzione o talvolta di un potenziamento del suo effetto che nei casi più gravi può giungere sino all'intossicazione. Il problema sta assumendo dimensioni notevoli: "le stime ufficiali parlano di un paziente oncologico su due che nell'arco del proprio percorso terapeutico fa ricorso a terapie non convenzionali".

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