Morto Piero Ostellino. Una vita al Corriere con l'arte del dubbio

Piero Ostellino

Piero Ostellino

Assunto al Corriere, diventa dopo pochi anni corrispondete da Mosca in un mondo fortemente caratterizzato dal confronto tra Usa e Urss. L'annuncio sul sito del "Corriere della Sera", quotidiano dove ha lavorato dal 1967 al gennaio 2015, ricoprendo diversi incarichi: corrispondente da Mosca e da Pechino, inviato speciale, nonché direttore responsabile dal 1984 al 1987.

Detestava il dirigismo statalista e non ne faceva mistero alcuno dalle colonne della sua rubrica, 'Il dubbio' che continuò a tenere al Corriere, una volta terminata la sua esperienza di direttore e sino al 2015. Liberale e garantista fondò il Centro Einaudi di Torino e fu corrispondente da Mosca (1973-1978) e da Pechino (1979-1980). Dal 1990 al 1995 diresse l'istituto Ispi (Istituto studi di politica internazionale).

Autore di numerosi saggi di carattere storico e politico, fu prima di tutto giornalista, raccontando la politica italiana e mondiale senza lesinare critiche. Ha guidato il giornale fino al 1987, lasciandone poi la guida a Ugo Stille. Sotto la sua direzione, comparve sulla prima pagina del Corriere il famoso articolo di Leonardo Sciascia sui "professionisti dell'antimafia".

Aveva lasciato il quotidiano di via Solferino per Il Giornale. L'allora direttore del 'Corsera', Ferruccio De Bortoli, aveva dichiarato: "Ho fatto il possibile per trattenerlo e per favorire un'intesa economica con l'azienda".

Nella sua vita, sia come scrittore che come giornalista, contrastò sempre lo statalismo e per questo diffidava dell'Illuminismo francese che aveva prodotto l'intransigenza giacobina e il Terrore rivoluzionario.

Poi, da appassionato juventino, si era scagliato con forza contro Calciopoli.

Un'impostazione che emerge in tutta la sua chiarezza nel suo ultimo volume, 'Lo Stato canaglia', libro di denuncia in difesa del cittadino vessato dal pubblico, edito da Rizzoli nel 2009.

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