Governo, Di Maio chiede altro tempo: "Per il premier non facciamo nomi"

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Giulio Sapelli, nato a Torino nel 1947, si è laureato in Storia economica nel 1971 e si è spcializzato in Ergonomia nel 1972. Roberto Calderoli, senatore della Lega arcinoto a tutti noi per tantissimi motivi che non comprendono l'eleganza, era l'unico che sembrava dentro la consapevolezza di quello che sta succedendo: preoccupato, ma non attonito.

Sono solo due esempi, fra i tanti possibili.

Tutti sono in attesa di sapere il nome del nostro futuro Premier. Le promesse elettorali dei Cinque Stelle, cominciare dal reddito di cittadinanza, già da sole sono in grado di mandare fuori controlli i conti dello Stato. Sebbene talvolta sia più poetica la finzione musicale, siamo costretti a tornare alla realtà: il 14 maggio doveva essere il giorno del governo, in verità anche il 13 maggio o, forse, un giorno prima. Sì perché, come confermato dallo stesso Di Maio il nome del possibile Premier non c'è.

"Abbiamo chiesto al presidente del tempo, qualche giorno, per ultimare il contratto di governo nel migliore dei modi" prosegue il leader 5S al termine delle consultazioni.

Vista la monotonia dei precedenti, verrebbe da dire 'svegliateci quando tirano i calci di rigore'. Dal 1980 al 2002 Sapelli, che è anche editorialista de Il Messaggero e dal 2000 al 2001 è stato presidente della Fondazione del Monte dei Paschi di Siena nominato dal ministero del Tesoro.

La lista di papabili premier si allunga ulteriormente.

Ancora nessuna quadra tra M5S e Lega.

A quanto pare, il giovane leader pentastellato avrebbe calato sul tavolo anche il nome del compagno di tante battaglie, Alessandro Di Battista.

Anche il leader della Lega, Matteo Salvini su facebook ha commentato negativamente il provvedimento del Consiglio dei Ministri. "Con Salvini siamo d'accordo di non fare pubblicamente nomi", ha detto Di Maio subito dopo il faccia a faccia con il presidente della Repubblica. "Gli accordi un tanto al chilo non fanno per me", ha sottolineato Salvini. La decisione è stata presa dopo che Luigi Di Maio ha ufficializzato - all'uscita dall'incontro con Sergio Mattarella - che il contratto sarà sottoposto al voto sulla piattaforma Rousseau. "Se dessi retta ai sondaggi, non avrei dubbi sul tornare al voto". All'Agricoltura Di Maio aveva avanzato una personalità "interna" alla struttura diretta sinora da Maurizio Martina, quello di Alessandra Pesce, dirigente del ministero e membro della segreteria tecnica del viceministro Andrea Olivero. Sorgono spontanee un paio di domande: quale intesa?

Più dure le parole di Salvini. Nel frattempo i due partiti hanno annunciato per i prossimi giorni due consultazioni delle rispettive basi sul contratto programmatico di governo che sigleranno. Sono frutti dell'ordoliberismo anche se la gente non sa più cos'è.

"Per ora non ci sono indicazioni di mutamento di rotta, certamente però la collaborazione governativa se andrà a buon fine, potrebbe portare ad altri risultati", continua Borghezio precisando che "da parte del M5S non è giunto alcun segnale, almeno a me, su un loro avvicinamento". Con la speranza che uno dei due (quasi) amici non rimanga da solo al bar.

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