Sondaggi Piazzapulita, il centrodestra cresce e il M5S cala

Una proposta - sempre se è sul tavolo - sicuramente allettante, ma che allo stesso tempo metterebbe il leader leghista in una posizione difficile sia durante i mesi (anni?) di governo e sia alle future elezioni quando si troverebbe a correre senza alleati.

Rispetto ai sondaggi di due settimane fa la Lega passa dal 19,5% al 21,2%. Secondo noi questo ragionamento è l'emblema dell'ignoranza un po' cialtrona della politica italiana che non sa nemmeno più riconoscere tre minoranze (i grillini, il Pd e il centrodestra).

La notizia è che la Lega di Matteo Salvini traina la coalizione di centrodestra che si attesta, infatti, al 39 per cento e dunque a meno di un punto percentuale dalla soglia del 40 per cento, che con l'attuale legge elettorale permette di avere il premio di maggioranza. Partito Democratico che comunque tiene, facendo registrare il 18,3% dei consensi (come il 4 marzo), ma perdendo l'1,2% rispetto agli ultimi rilevamenti statistici. Salvini in cima alla classifica di gradimento dei leader. A seguire Fico (35, in calo di 4 punti), Meloni (29), Casellati (24, in crescita di 5 punti dopo la ribalta del mandato esplorativo), Berlusconi (23) e Martina (21). Chiudono la graduatoria Renzi (15) e Grasso (14), entrambi in flessione. A tale proposito è interessante analizzare non solo la graduatoria ma anche la parabola delle singole forze in campo. Un paradigma insomma secondo il quale i Cinque Stelle erano necessariamente centrali nella partita (come se anche Mattarella li reputasse vincitori) mentre gli altri soggetti politici ruotavano a seconda del diverso tentativo di incastro. Ancora nessun passo ufficiale nel Carroccio ma il clima nella commissione speciale sta diventando incandescente con il dem Boccia che questa mattina durante la riunione ha accusato i vincitori delle urne del 4 marzo di voler trasformare il Def "in un manifesto elettorale". E questo è un tema che rende ancora più teso l'incontro con gli altri leader del centrodestra. Il Pd, alle prese con complicate dinamiche interne, fatica a riprendersi dal negativo risultato elettorale. Il miglioramento dei giudizi dell'opinione pubblica dipende dalla capacità di rispondere alle aspettative di una platea più vasta rispetto a quella rappresentata dal proprio elettorato. L'immagine del M5S è migliorata molto soprattutto presso gli elettori del centrodestra per poi ridiscendere sia per il veto su Berlusconi (che ha portato ad alienare le simpatie per il movimento da parte degli elettori di Forza Italia), sia per il fallimento (provvisorio?) della trattativa con la Lega e l'avvio di un'ipotesi di accordo con il Pd che hanno determinato il ritiro della fiducia di gran parte dei leghisti nei confronti dei pentastellati. In fondo il nostro è un Paese "contro" e si può sempre contare su una rendita "d'opposizione".

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