La proteina che allunga la vita è già nel nostro Dna

Il segreto della longevità risiede in una proteina

Proteina allunga la vita, la scoperta della longevità

La proteina in questione non era sconosciuta agli scienziati dell'UT Southwestern, in quanto era già stata individuata in un precedente studio sulla malattia di Alzheimer. Inoltre, una ricerca aveva dimostrato come i topi con aumentata autofagia fossero protetti dalla morte precoce che si verifica quando manca un ormone anti-invecchiamento di nome klotho. Ci sono un certo numero di percorsi cellulari che regolano il processo di invecchiamento, di questi ne sono stati identificati tre principali che possono alterare tale processo; la catena di trasporto degli elettroni mitocondriale, la via di segnalazione dell'insulina / insulina-come fattore di crescita (IGF) 1 e la via FOXO3 / Sirtuin (restrizione dietetica - DR).

Con gli studi più mirati e approfonditi su questa proteina, gli scienziati hanno capito che la sua utilità non è legata solo all'Alzheimer. All'interno del nostro comparto genetico infatti esiste una proteina che si chiama Beclin-1 e che sarebbe in grado di andare a "pulire" le cellule in cui è contenuta.

Un organismo rinnovato e dunque sempre nuovo, è alla base della longevità. La scoperta, pubblicata su Nature da ricercatori del Centro per la salute dell'Università del Texas sud-occidentale guidati da Beth Levine, potrebbe portare a nuovi trattamenti e terapie che contrastino l'invecchiamento prematuro e i disturbi legati ad esso. E più le cellule si ripuliscono, o rinnovano, più si allunga la vita e viene mantenuta la salute. Il gene Becn1 è in grado di codificare questa proteina che sarebbe in grado di avere un ruolo da puro elisir di eterna giovinezza. Lo ha confermato uno studio condotto dai ricercatori dell'University College di Londra che ha analizzato le abitudini alimentari di oltre 65 mila persone. "Questo lavoro fa capire che è possibile interferire con i meccanismi dell'invecchiamento, ritardandone i segni", ha aggiunto Ilaria Bellantuono dell'Università di Sheffield, anche lei non coinvolta nello studio.

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