L'Italia blocca la vendita della cannabis "light"

Cannabis light Css stop alla vendita della marijuana legale

Il Consiglio Superiore di Sanità boccia la vendita della "cannabis light"

Cannabis light illegale, cosa farà il ministro della salute Giulia Grillo?

Il Consiglio Superiore di Sanità (Css) si schiera contro la "cannabis light". L'organo consultivo del Ministero della Salute ha affermato che non si può escludere la pericolosità dei prodotti contenenti le infiorescenze di canapa.

Mentre il Canada legalizza la marijuana anche a scopo ricreativo, in Italia potrebbe presto essere vietata la vendita persino della cannabis light, "erba" da fumare a bassissimo contenuto di principio attivo che oramai si trova anche al tabacchino. E ora, il ministro della Salute - che per uno scherzo del destino ha lo stesso cognome del fondatore del Movimento - seguirà i consigli dei medici e degli scienziati che stanno provando a vietare l'utilizzo della cannabis light (tra l'altro bloccando un giro d'affari da - stime del 2017 - 44 milioni l'anno e da 1000 posti di lavoro) oppure si riguarderà il filmino del fondatore del Movimento e deciderà di rispolverare il suo attivismo?

Nel mirino ci sono i "prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa" (con livelli di Thc inferiori allo 0,2 per cento) in vendita nei 'canapa shop' diffusi in tutta Italia.

Questi i motivi: "La biodisponibilità di Thc anche a basse concentrazioni (0,2%-0,6%, le percentuali consentite dalla legge, Ndr) non è trascurabile, sulla base dei dati di letteratura; per le caratteristiche farmacocinetiche e chimico-fisiche, Thc e altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di cannabis sativa possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti, tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili; tale consumo avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a breve che a lungo termine". Parere che non sarebbe ancora arrivato. E ancora, al Css "non appare in particolare che sia stato valutato il rischio al consumo di tali prodotti in relazione a specifiche condizioni, quali ad esempio età, presenza di patologie concomitanti, stati di gravidanza/allattamento, interazioni con farmaci, effetti sullo stato di attenzione, così da evitare che l'assunzione inconsapevolmente percepita come 'sicura' e 'priva di effetti collaterali' si traduca in un danno per se stessi o per altri (feto, neonato, guida in stato di alterazione)".

Solitamente il Consiglio "esprime dei pareri al ministro della Salute" e questi pareri, aggiunge la presidente all'Adnkronos Salute, "sostanzialmente fanno parte di un dossier più ampio che può dar luogo a una discussione in sede politica e anche a ripercussioni legislative".

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