"Finita la pacchia" per Berlusconi: tetto alla pubblicità in tv

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Vito Crimi

E Crimi sottolinea la possibilità di "introdurre dei tetti pubblicitari per aiutare dal lato degli introiti i giornali". Immediata la replica del portavoce dei gruppi parlamentari di Fi di camera e senato, Giorgio Mulé, deputato di Forza Italia: " Occorre dare atto al sottosegretario con delega per l'Editoria Vito Crimi di essere coerente col suo programma: ogni parola che esprime va nella direzione della distruzione dell'informazione, coerentemente con il solco tracciato da Luigi Di Maio. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'Editoria, Vito Crimi, in un'intervista al Fatto quotidiano conferma la volontà dei 5 Stelle di "togliere i fondi pubblici" a "tutti gli organi di informazione" partendo dal decreto Lotti riguardante il Fondo per il pluralismo dell'editoria, mai davvero varato. Bene, in quel fondo era previsto un contributo di solidarietà dello 0,1% sui redditi delle concessionarie di pubblicità compresi i Centri Media. "Gli editori hanno ricevuto tantissimi soldi soldi, oltre tre miliardi dal 2003" continua il Sottosegretario.

Nel Fondo, sempre secondo la Legge 26 ottobre 2016, n. 198, confluisce anche l'extra-gettito proveniente dal canone Rai, ma solo in teoria, e infatti Crimi ha annunciato di voler intervenire per far sì che sia attuato anche questo punto. Nel mirino dell'esponente grillino sembrerebbe esservi in particolare Silvio Berlusconi, il più importante editore d'Italia nonché uno dei principali in Europa e nel mondo: "Per Berlusconi è finita la pacchia - dice Vito Crimi - occorre ridistribuire la pubblicità tra tv e carta stampata introducendo dei tetti". Attualmente "sono stanziati circa 200 milioni tra contributi diretti, alle radio e alle tv, senza contare l'agevolazione delle tariffe telefoniche che può essere stimata in 60 milioni" ma "vanno aggiustate le distorsioni, visto che circa il 30 per cento dei fondi va a 4-5 testate". "Di fatto un regalo alle grandi concessionarie, Berlusconi in primis". "Si possono inoltre prevedere incentivi pubblici alla domanda, ad esempio, sostenendo gli abbonamenti oppure nuove idee innovative" come una 'Netflix' dell'editoria". Sto proponendo agli editori - conclude - una piattaforma tecnologica che, ad esempio, permetta al costo di un abbonamento la lettura di tutti i giornali. "Vogliamo realizzare anche in questo settore quanto fatto con l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti".

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