Le regole del Bambino Gesù per mangiare i funghi in tranquillità

Il decalogo dell'ospedale Bambino Gesu per evitare le intossicazioni da funghi

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Un nucleo familiare di 6 persone è rimasto intossicato dopo una cena con dei funghi velenosi. Queste alcune indicazioni di un vademecum stilato dal Centro Antiveleni dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù.

In primis, i numeri.

La maggior parte delle intossicazioni si risolve senza danni o con sintomi irrilevanti, ma in un piccolo numero di casi (39 all'anno negli Usa, secondo il National Poison Data System) le conseguenze sono gravi. In Italia si verificano 5 casi di intossicazione da funghi ogni 100.000 persone, lo 0,25% delle esposizioni a sostanze tossiche; al solo Bambin Gesù, ogni anno vengono ricoverati 10 bambini per questo motivo. Uccisi da un piatto a base di funghi velenosissimi, l'Amanita Falloide che tra le specie cattive è la più tossica e pericolosa. Una delle due nelle scorse ore è stata trasferita dal "Cristo re", dove si trovava da giorni, al "Gemelli" e le sue condizioni vengono considerate molto serie. Altri tipi di funghi possono provocare reazioni 'a breve latenza' (fino a 6 ore) come disorientamento e convulsioni o gravi sintomi gastro-enterici con possibili ripercussioni metaboliche.

Allora, il primo passo è la corretta conservazione dell'alimento.

"Una buona parte di queste intossicazioni non è dovuta all'ingestione di funghi velenosi, ma a un uso scorretto di questo alimento".

"Un fungo commestibile - prosegue Marano - non deve assolutamente essere mangiato se sono presenti segni di decomposizione a causa di alcune proteine pericolose (putrescina, cadaverina e istamina) che si formano proprio durante la fase di maturazione/decomposizione". La conferma che si è trattato di una drammatica svista dato che oltretutto il settantenne deceduto non aveva il patentino per raccogliere funghi.

Infine, non vergognarsi di chiedere aiuto agli esperti.

Il Centro Antiveleni dell'Ospedale Pediatrico della Santa Sede, comunque, fornisce assistenza informativa in caso di intossicazioni in età pediatrica, consigliando il trattamento terapeutico più adeguato alla situazione. Nel contattarlo bisogna essere in possesso delle seguenti informazioni: età e peso del bambino; tempo intercorso dall'esposizione; nome del prodotto ingerito (in caso di farmaci tenere a portata di mano la confezione); quantità di sostanza assunta (anche approssimativa); sintomi accusati dal bambino.

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