Fmi taglia il Pil e avverte: "Italia non tocchi legge Fornero"

Fmi taglia le stime del pil italiano:

Fmi taglia le stime del pil dell’Italia: «Preservare la riforma Fornero»

Il pil del Belpaese cresce dell'1,2% nel 2018 e dell'1,0% nel 2019, registrando la crescita più bassa fra i paesi dell'area euro, nonostante la revisione al ribasso delle stime per Germania e Francia. Restano di fatto invariate le stime di crescita rispetto all'aggiornamento del World Economic Outlook di luglio.

Per il Fmi l'aumento dello spread è colpa delle politiche economiche dell'esecutivo Lega-M5S: "Le recenti difficoltà nel formare un governo in Italia e la possibilità di un rovesciamento delle riforme o l'attuazione di politiche che potrebbero danneggiare la sostenibilità del debito hanno innescato un aumento dello spread", evidenziando come l'incertezza politica "potrebbe scoraggiare gli investimenti privati e indebolire l'attività economica in diversi Paesi, aumentando la possibilità di riforme più lente o significativi cambi negli obiettivi". Il Fondo ha parlato di un "deterioramento della domanda interna ed esterna e dell'incertezza legata all'agenda del nuovo governo".

Le stime del Fondo sull'economia italiana fissano inoltre l'inflazione all'1,3% quest'anno e all' 1,4 nel 2019 mentre continuerebbe la parabola discendente della disoccupazione che dall'11,3% del 2017 quest'anno scenderebbe al 10,8% e nel 2019 al 10,5%.

Il Fondo Monetario Internazionale, che ha abbassato le sue previsioni per la crescita globale quest'anno e nel prossimo, ha avvertito che una guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina rischia di rendere il mondo un "posto più povero e pericoloso" proprio a motivo del fatto che il conflitto in piena regola tre Stati Uniti e Cina avrebbe compromesso in modo significativo la ripresa economica, andando a colpire le famiglie (per prime), le imprese e l'economia in generale.

Nel 2017 invece la crescita si è attestata all'1,5 per cento.

Bene anche la dinamica del debito pubblico che dovrebbe scendere (in rapporto al Pil) dal 131,8 per cento del 2017 al 130,3 per cento del 2018 al 128,7 per cento del 2019 fino al 125,1 per cento del 2023. E comunque, si precisa, queste stime non si basano sulle indicazioni fornite dal governo Conte con la Nadef bensì si basano "sui progetti inclusi nel bilancio 2018 e nel Def di aprile 2018". Nel World Econoic Outlook l'Fmi riconosce che nel biennio l'andamento del Pil globale dovrebbe rimanere stabile al livello del 2017, ma con un ritmo meno vigoroso di quanto previsto in primavera. "Non solo i rischi identificati" negli ultimi mesi si sono materializzati "ma è aumentata la possibilità di ulteriori shock negativi sulle nostre previsioni". E' necessario "assicurare che la crescita sia inclusiva e più importante che mai".

Altre Notizie