Napoli, due casi di colera all'ospedale Cotugno: contagiati mamma e figlio

Napoli, paura colera: madre e figlio ricoverati in ospedale

Due casi di colera in Campania, dopo ritorno dal Bangladesh

L'Azienda ospedaliera dei Colli ha comunicato che all'ospedale Cotugno, specializzato in malattie infettive, sono ricoverati un bambino di 2 anni, proveniente dall'ospedale pediatrico Santobono e la madre per aver contratto il colera.

E' bastata la parola perché si riaprisse un baratro tappato 45 anni fa. Due casi di colera, infatti, sono stati registrati a Napoli nelle scorse ore e inevitabilmente torna la paura del contagio. "La situazione è del tutto sotto controllo", ha aggiunto Giordano. "É notizia di ieri il ricovero all'ospedale Cotugno di Napoli di due persone di origine bengalese per colera". Resta in isolamento, come la mamma le cui condizioni sono stazionarie.

Il colera è una malattia infettiva acuta causata da batteri della specie Vibrio Cholerae che attacca l'intestino. A rassicurare sulle condizioni di salute del bambino, originario del Bangladesh, di due anni, il sindaco di Sant'Arpino Giuseppe Dell'Aversana. "Da allora, l'unico episodio descritto risale all'agosto del 2008 - si legge sul sito dell'Iss - dove a Milano un uomo, di rientro dall'Egitto, è morto di colera in ospedale". Il vibrione del colera è stato isolato nelle feci dei due pazienti; i campioni sono stati inviati anche all'Iss, per ulteriori analisi e la caratterizzazione dei ceppi. "Abbiamo avviato tutti i protocolli previsti anche sui familiari".

Napoli, paura colera: madre e figlio ricoverati in ospedale

"Essendo una malattia batterica si cura con gli antibiotici - spiega il dottore Tascini - Ma prima che questa abbia efficacia può essere preoccupante la disidratazione e prostrazione conseguenti alla massiva perdita di liquidi e di sali minerali".

COSA FARE - Infine, gli antibiotici - generalmente tetracicline o ciprofloxacina - possono abbreviare il decorso della malattia e ridurre l'intensità dei sintomi e sono utilizzati soprattutto per le forme più gravi o nei pazienti più a rischio, come gli anziani.

L'ultima grande epidemia, invece, c'è stata nel 1973 e ha coinvolto le regioni della Campania e della Puglia.

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