Anche Guccini nel nuovo album di Vecchioni

Se non potrò correre imparerò a volare Vecchioni canta Zanardi

Torna Roberto Vecchioni e con lui c'è Francesco Guccini: «Ho stanato l'orso»

"Riflessioni senza troppe pretese" e in Vinile Limited Edition. Il 9 novembre esce L'infinito, il nuovo album di Roberto Vecchioni, già in preorder online in versione autografata.

Quella con Guccini non è l'unica collaborazione presente nell'album. "Canzone d'autore" è un brutto termine, perché gli autori sono tanti. Francesco è un cantore, non un cantautore. Ecco appunto che appare anche un Vechhioni più sensibile, quasi vulnerabile, in due pezzi struggenti che narrano delle speranze e dei sogni legati alla giovinezza del cantautore. La storia del campione è la metafora della "passione per la vita che è più forte del destino". Non arriva al punto centrale, che è uno solo: la vita.

Come tale, il cantautorato ha "cercato, indagato in tutti i modi rimanendo sempre in quella dimensione del dubbio, dell'incertezza, del tempo che fugge, della vaga malinconia". Le cose, gli oggetti, le persone. "La vita come straordinaria bellezza, nel dolore e nella gioia, bisogna saper prendere tutto", ha aggiunto Vecchioni. "Ma tu - 4'18" 10. "Ma ai giovani vorrei dire di soffermarsi ogni tanto ad ascoltare anche le cose difficili quelle considerano inutili e noiose". Chissenefotte se non posso camminare e non posso correre: "imparerò a volare".

Un passaggio di testimone per una nuova "resistenza" che sceglie mezzi analogici: solo cd e vinile senza piattaforme streaming e download, una scelta coerente al progetto discografico che indica la volontà di non trattare la musica come prodotto di consumo veloce, scaricabile con un click, di non decontestualizzare l'ascolto del singolo brano, parte integrante della narrazione che tiene insieme ritratti diversi, da Alex Zanardi a Giulio Regeni, dalla guerrigliera curda Ayse a Leopardi, che l'autore accomuna nell'amore per la vita.

"Questo brano - racconta Roberto Vecchioni - si specchia direttamente in quella che è stata chiamata la "canzone d'autore" e che non c'è, non esiste più dagli anni '70". E non ci capiamo niente. E in questa confusione bestiale abbiamo con noi una valigia pesantissima. E allora qual è il modo? E quando gli chiediamo se non tema di tagliare fuori un certo pubblico 'nativo digitale', risponde: "Probabilmente sì, ma a 75 anni ormai scelgo un po'". Mi sono riletto soprattutto l'ultimo Leopardi, quello del periodo napoletano. A Napoli lui è come in un'atmosfera di sogno, di canti di bambini, di mare.

Come scritto in precedenza, se ci chiedessero di riassumere in una sola parola il nuovo lavoro, useremmo senza dubbio ottimismo. Lo fa in due canti bellissimi: La Ginestra e Il tramonto della luna. Alla ginestra non gliene frega un cazzo delle stelle o del mare. È come dovrebbero fare tutti gli uomini: "diffondere la propria affettività intorno".

Le sorprese non finiscono qui.

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