Corte Ue: 'Italia recuperi Ici non versata da Chiesa'

La Corte di giustizia Ue l’Italia recuperi l’Ici non versata dalla Chiesa

Corte Ue: "Italia recuperi Ici dalla Chiesa"

Una scuola privata (la scuola elementare Maria Montessori) e il signor Pietro Ferracci (proprietario di un bed and breakfast) decisero di ricorrere contro quella decisione al tribunale dell'Ue perché annullasse l'atto della Commissione. Si parla piuttosto "dell'esenzione dall'imposta comunale sugli immobili (Ici) concessa dall'Italia agli enti non commerciali (come gli istituti scolastici o religiosi) che svolgevano, negli immobili in loro possesso, determinate attività (quali le attivista scolastiche o alberghiere)".

Lo Stato italiano deve recuperare l'Ici non pagata dalla Chiesa. Inoltre in quell'occasione Bruxelles stabilì che l'esenzione Imu introdotta nel 2012 non costituiva un aiuto di Stato.Ma la Scuola Montessori e Ferracci hanno lamentato, in particolare, che tale decisione li ha posti in una situazione di svantaggio concorrenziale rispetto agli enti ecclesiastici o religiosi situati nelle immediate vicinanze che esercitavano attività simili alle loro e potevano beneficiare delle esenzioni fiscali in questione. I ricorsi vennero dichiarati ricevibili ma respinti in quanto "infondati". La Scuola Montessori e la Commissione hanno proposto l'impugnazione delle sentenze. Fino al 2004 questa esenzione - di cui non beneficiava solo la Chiesa cattolica, ma tutto il vasto mondo non profit - ha sollevato un contenzioso fino a quando una sentenza della Cassazione - relativa a un immobile di proprietà di un istituto religioso utilizzato come casa di cura e pensionato per studentesse - ha affermato che per beneficiare dell'esenzione sono necessari tre requisiti uno dei quali particolarmente importanti, cioè che gli immobili venissero usati a fini non commerciali. "Abbiamo fatto questa battaglia rappresentando l'imprenditoria laica e democratica che voleva contrastare i privilegi che distorcono la vita economica del Paese". La Commissione europea, si legge nella sentenza, "avrebbe dovuto esaminare nel dettaglio l'esistenza di modalità alternative volte a consentire il recupero, anche soltanto parziale, delle somme".

È "una sentenza storica" e adesso, "se l'Italia non dovesse recuperare gli aiuti, si aprirebbe la via della procedura di infrazione, con altri costi a carico dei cittadini", dice all'Ansa l'avvocato Edoardo Gambaro che, assieme all'avvocato Francesco Mazzocchi, ha presentato il ricorso. Un fatto davvero inusuale, almeno dalle nostre parti. Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell'Unione europea. Secondo stime dell'Anci, circa 4-5 miliardi di euro. "Le attività potenzialmente coinvolte sono numerose e spaziano da quelle assistenziali e sanitarie a quelle culturali e formative; attività, tra l'altro, che non riguardano semplicemente gli enti della Chiesa". "Una diversa interpretazione, oltre che essere sbagliata, comprometterebbe tutta una serie di servizi, che vanno a favore dell'intera collettività".

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