Elezioni Usa, ai Dem la Camera Senato rimane Repubblicano

Carlos Barria  Reuters

Carlos Barria Reuters

I democratici hanno riconquistato dopo 8 anni la maggioranza alla Camera mentre i repubblicani la mantengono di stretta misura al Senato conquistando 51 seggi contro i 45 dei dem. Alla fine, dalle urne delle elezioni di metà mandato è uscito il risultato più atteso, quello che condanna Trump a perdere il controllo di uno dei due rami del Congresso a due anni dalle presidenziali del 2020. E presto potrebbe profilarsi il ritorno di Nancy Pelosi, ex speaker della Camera e democratica della California. La Casa Bianca minimizza e più che di un'onda blu dei dem parla di "un'increspatura", sottolineando come l'agenda del presidente non cambierà. E, aggiunge, "dall'altro lato dello schieramento non vedo emergere stelle, basta pensare che sembra che come speaker della Camera verrà nominata Nancy Pelosi, non proprio una novità della politica americana". In generale la reazione, sul breve, è una sorta di sospiro di sollievo a cui si accompagnano valutazioni di più ampio respiro. Vittoria dem anche alla Camera con Jennifer Wexton che, secondo le proiezioni della Cnn, ha avuto la meglio sulla rivale repubblicana Barbara Comstock.

In ogni caso, di tanto in tanto Democratici e Repubblicani dovranno mettersi d'accordo: per esempio per approvare il bilancio, oppure per alzare il cosiddetto "tetto del debito", cioè permettere al governo degli Stati Uniti di prendere soldi in prestito per finanziare le proprie attività. Per i democratici sarà difficile scegliere la strada da intraprendere, perché gli elettori più giovani vogliono una svolta a sinistra mentre la maggioranza è probabilmente incline (ma non è certo) a un riavvicinamento con gli "indecisi" (i centristi americani) e con i repubblicani che disprezzano la deriva del loro partito. Ma "allo stesso tempo non dobbiamo metterci in svantaggio verso altri Paesi che non rispettano le regole - ha continuato - Non vogliamo colpire i posti di lavoro o le nostre fabbriche". Rispetto alle quali mostrano accentuate convergenze: la postura anticinese è diventata bipartisan, il disimpegno dal Medio Oriente ferme restando le alleanze di ferro con Israele e Arabia Saudita differisce da Obama solo per qualche raid sulla Siria, le rampogne contro gli europei che pagano troppo poco il biglietto d'ingresso alla Nato sono solo cresciute di intensità ma non di segno. Primo: Trump userà ancora di più gli ordini esecutivi, atti che può emanare in modo autonomo e che hanno immediatamente forza di legge, cercando di estendere ancora di più i già controversi poteri di questo strumento, cosa che potrebbe portare anche a conflitti in tribunale.

Non è un mistero che Mueller sia da mesi nel mirino del presidente, desideroso di rimuoverlo dall'incarico insieme al segretario alla Giustizia Jeff Sessions, reo di non averlo adeguatamente difeso dall'indagine. Da oggi quindi il corso della presidenza Trump è destinato a cambiare.

La vittoria Dem alla Camera rappresenta una sconfitta su scala nazionale per il partito dell'inquilino della Casa Bianca e mette in difficoltà i Repubblicani in vista delle elezioni del 2020. "La risposta è sì", ha detto dopo aver sentito la replica di Pence. Quando il giornalista ha ricordato come la carovana di migranti in cammino dal Messico sia composta da povera gente e di come il tycoon l'abbia dipinta durante la campagna elettorale, Trump ha risposto seccato: "Tu sei un maleducato, un nemico del popolo, la Cnn dovrebbe vergognarsi di averti come corrispondente alla Casa Bianca". "Non era inaspettata ma mi sento molto bene", ha proseguito. Trump ha del magico.

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