Stress test, promosse Unicredit, Bpm e Intesa

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"Gli stress test non sono un problema per Intesa Sanpaolo".

Secondo Fabio Trussardi, analista bancario di UBS Global Wealth Management, i risultati degli stress test potrebbero essere positivi per gli istituti italiani. Vengono pensati per garantire, in caso di nuova crisi, maggior stabilità alle banche e hanno lo scopo di evitare che nessun istituto minacci da solo la salute e la stabilità dei mercati finanziari europei.

Lo stress test indica per Bpm un capitale all'8,47% in caso di scenario avverso nel 2020 (al 9,93% nel 2018, al 9,40% nel 2019) contro un dato della situazione al 2017 ridefinito al 13,94%. Va detto poi, che al netto delle performance tricolori, non si può dire la stessa cosa degli istituti di credito tedeschi. Tutte e quattro le banche italiane hanno riportato indici patrimoniali (che nell'esito del test corrisponde alla sigla Cet 1 ratio) al di sopra dell'asticella minima del 5,5 per cento in caso di avversità. Gli stress test hanno riguardato in tutto le 44 principali banche europee.

Nel momento in cui si stabilisce l'ammanco di capitale delle banche sottoposte ad esame, queste hanno in teoria 15 giorni di tempo per mettere in piedi un piano di allineamento alle richieste europee (un piano che dovrà realizzarsi in 6-9 mesi). L'esercizio ha interessato 48 banche - di cui 4 italiane - che rappresentano circa il 70% del totale degli attivi del sistema bancario europeo. Ancor peggio Nordeutsche Landesbank, il cui dato Cet1 transitional con scenario avverso nel 2020 è il più basso fra tutte le banche censite: al 7,07%. I quattro istituti italiani più significativi inclusi nel campione dello stress test Eba 2018 (Banca Intesa, Unicredit, Banco Bpm e Ubi Banca) hanno dimostrato una tenuta in linea con quella media del complesso dell'SSM. Per il 'big' francese dell'investment banking il Cet1 transitorio è al 7,61%. Il 25 ottobre 2017, l'Eba ha definito le tempistiche degli stress test per il 2018: i dati delle banche sono stati inviati fin da maggio del 2018 e i risultati saranno pubblicati venerdì 2 novembre 2018. Si colloca nella media UniCredit con il 9,34%, così come il Santander, Royal Bank of Scotland, Hsbc e Commerzbank. Lo scenario avverso considerato per gli stress prevede per l'Italia un calo del Pil cumulato del 2,7% nel triennio 2018-2020. Si tratta di Bper, Carige, Mediobanca, Banca Popolare di Sondrio, Iccrea e Credem, che avrebbero superato le prova, a eccezione probabilmente di Carige che non avrebbe superato la pur generica soglia d'attenzione indicata appunto al 5,5%.

Ma terrà conto di più ampi parametri, incluso quanto avvenuto in Italia, in particolare del balzo dello spread e della caduta della Borsa, nel corso del convulso 2018, mentre la 'fotografia' dell'Eba si ferma a dicembre 2017.

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