Tav e infrastrutture. Confindustria alle Ogr: 'La nostra pazienza è quasi limite'

I partecipanti alla manifestazione Sì Tav in Piazza Castello a Torino

I partecipanti alla manifestazione Sì Tav in Piazza Castello a Torino

Un contro-documento rispetto alla direzione dell'esecutivo, in cui si ribadisce che "le grandi opere sono essenziali ad un efficace rilancio della nostra politica infrastrutturale basato su sostenibilità e competitività".

BOCCIA: "PAZIENZA QUASI AL LIMITE" - Una posizione chiara quella del presidente di Confindustria Boccia che non usa giri di parole: "Se siamo qui significa che siamo a un punto quasi limite di pazienza, per mettere insieme 12 associazioni tra cui alcune concorrenti tra loro. Come ha detto il presidente Boccia, va trovato "un equilibrio tra le ragioni del consenso e le ragioni dello sviluppo". "Se ai segnali di rallentamento dell'economia si aggiunge il no alle infrastrutture, il rischio di avere una caduta di fiducia è grande", ha osservato il presidente di Cna, Daniele Vaccarino. Se siamo qui tra artigiani, commercianti, cooperative, industriali, qualcuno si dovrebbe chiedere perché. Per gli imprenditori che ieri erano più di tremila per la prima volta tutti assieme a lanciare un appello al governo dopo l'ipotesi di uno stop alla Torino-Lione l'alta velocità è fondamentale per "l'integrazione economica del nostro Paese su scala soprattutto europea", per "la promozione di un sistema dei trasporti centrato sull'intermodalità" e per "la crescita economica e le migliaia di nuovi posti di lavoro che derivano da investimenti ad alta redditività". L'Europa ha aperto una "finestra" e "per quattro miliardi di euro su una manovra che le quota oltre 37 non vale la pena aprire una procedura di infrazione, a danno dell'Italia", ha sollecitato Boccia.

"A conti fatti - rimarca il manifesto - completare la Torino-Lione costerebbe meno che non realizzarla, e senza la nuova linea il trasporto di merci su tutto il versante Ovest delle Alpi sarebbe più costoso. Costruendola invece al 2030 si ridurrebbe il transito stradale di quasi un milione di veicoli pesanti l'anno, tagliando emissioni inquinanti per tre milioni di tonnellate equivalenti di Co2". "Ben poco attivismo imprenditoriale - dicono - si è visto quando la disoccupazione giovanile ha toccato il 40% o le infrastrutture da nord a sud sono crollate facendo vittime e feriti. L'alzata di scudi - dicono - c'è solo quando i ben poco intraprendenti imprenditori rischiano di perdere una ricca commessa di soldi pubblici".

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