Spagna, bocciata la finanziaria di Sanchez. Verso elezioni anticipate

Spagna, il Parlamento boccia la manovra del governo: verso le elezioni anticipate

Spagna, il Parlamento boccia la Finanziaria. Verso il voto anticipato

Il Parlamento spagnolo ha rigettato la Finanziaria 2019 proposta dal governo socialista di Pedro Sanchez e apre così la strada alle elezioni anticipate con un incontro urgente dell'esecutivo già fissato per venerdì. Secondo indiscrezioni riferite dalla Reuters, il voto potrebbe tenersi il 14 o il 18 aprile. In particolare, hanno votato contro i partiti indipendentisti catalani Erc, del PdeCat e quelli dei partiti di centro-destra Partido Popular e Ciudadanos e del Foro Asturias e Coaliccion Canaria, per 191 no complessivi a fronte di 156 si - dei deputati del Psoe e di Podemos - e 1 astensione.

Traballa in Spagna il governo Sanchez, uno dei pochi baluardi rimasti alla sinistra europea, provato dalle pressioni incrociate degli indipendentisti catalani e di una destra che serra i ranghi. La fine naturale della legislatura sarebbe prevista per il 2020.

I partiti indipendentisti catalani hanno inferto una decisiva accelerazione alla possibile fine anticipata della legislatura perché il governo non ha accettato le due condizioni poste per sostenere la legge di bilancio: negoziare l'autodeterminazione della Catalogna e interferire nell'azione della giustizia, vulnerando secondo Madrid la separazione di poteri, nel processo ai 12 leader indipendentisti in corso davanti al Tribunale Supremo.

I tentativi di evitare il fiasco sono andati avanti fino all'ultimo, con un attivismo più accentuato da parte del leader di Podemos, Pablo Iglesias, che si è messo in contatto persino con l'esiliato ex presidente catalano Carles Puigdemont per convincerlo della convenienza, anche per gli indipendentisti, di un "sì" al bilancio.

Dopo un dibattito parlamentare molto teso in cui già si intravedevano tensioni pre-elettorali, il ministro delle Finanze, María Jesús Montero, ha lamentato la coincidenza del voto sul bilancio con quello dell'inizio del processo ai leader catalani, una circostanza che distorce il dibattito concentrando le richieste di ERC e del PDeCat su questioni non connesse ai conti. E i lor partiti hanno voluto far sentire la loro protesta in parlamento. Nessun do ut des, insomma, e quindi con tutta probabilità elezioni.

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