Traffico internazionale di droga, 27 arresti tra Italia e Albania

Droga e armi, 27 arresti: dal Salento ramificazioni in tutta Italia

Traffico internazionale di droga, 27 arresti tra Italia e Albania

I dettagli dell'operazione saranno resi noti nel corso di un incontro con la stampa che si terrà a Lecce presso gli uffici della Procura Generale alle ore 11.15, alla presenza del procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho, del prcuratore della Repubblica di Lecce, del comandante regionale Puglia e del comandante del Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata della Guardia di Finanza.

Le indagini - che vanno avanti da due anni - hanno permesso di identificare e di arrestare membri di quattro gruppi criminali italo-albanesi con base operativa nella provincia di Lecce ed altri affiliati in Calabria, Toscana, Emilia-Romagna, Sicilia, Liguria e Lombardia, tutti accusati di traffico internazionale di droga e di possesso di armi. I capisaldi dei gruppi criminali, quasi tutti albanesi, commissionavano, rivolgendosi ai propri connazionali, organici al sodalizio, ingenti quantitativi di droga da smerciare in tutta Italia ed in altri Paesi europei. L'accusa è di traffico internazionale di stupefacenti, detenzione ed introduzione nel territorio nazionale di armi e munizioni da guerra.

L'operazione è stata portata avanti contemporaneamente sia in Italia che in Albania: non a caso, oltre alla RENEA e alle forze speciali, a Valona erano presenti anche le unità della Guardia di Finanza italiana.

Gli arresti di questa notte costituiscono un risultato importante che si deve al lavoro congiunto realizzato con la prima Squadra Investigativa Comune che ha consentito alla magistratura e polizia italiana e albanese di lavorare insieme. Dalle indagini, dunque, emerge un inquietante spaccato della criminalità albanese in grado di garantire ingenti forniture di droga da destinare al mercato europeo (specialmente Germania e Svizzera), di cui, il Salento, rappresenta uno snodo cruciale, complice anche la favorevole posizione geografica di vera e propria "porta d'Oriente". "Lo dimostra il fatto che, ripetutamente, gruppi criminali di spessore anche mafioso presenti in Sicilia ed in altre città italiane, si siano rivolti agli stessi gruppi criminale per approvvigionare i rispettivi mercati di ingenti quantitativi di stupefacente pagato in anticipo e per contanti generando un vorticoso flusso di denaro verso il Salento e l'Albania".

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