Brexit, la Camera boccia (di nuovo) l'accordo May-Ue: Londra nel caos

Brexit vertice May-Juncker Gran Bretagna ottiene dalla Ue nuove garanzie sul confine con l’Irlanda

Brexit: May senza voce, questo accordo o Brexit a rischio

I voti a favore sono stati 242, quelli contrari 391, con un recupero parziale rispetto allo scarto senza precedenti (meno 230) di due mesi fa che peraltro non consola granché.

Nel suo ultimo disperato appello al Parlamento May aveva paventato la possibilità di "perdere" la Brexit: "Se stasera non approvate questo accordo, allora la Brexit potrebbe essere persa", aveva detto.

75 i parlamentari del partito Tory (quello di Theresa May) che hanno votato oggi contro la proposta, rispetto ai 118 'ribelli' dello scorso 15 gennaio. Lo dichiara una portavoce della Commissione Europea: "L'Ue continua a sostenere l'accordo di ritiro, incluso il backstop, che serve a prevenire il risorgere di un confine fisico sull'isola d'Irlanda e a preservare l'integrità del mercato unico, a meno che e finché non possano essere trovati accordi alternativi".

Ancora più esplicito il capo negoziatore Ue Michel Barnier: "I nostri preparativi per un 'no deal' sono ora più importanti che mai".

Brexit, bocciato dal Parlamento inglese l'accordo sottoscritto tra Ue e il premier britannico Theresa May. Poi la risalita temporanea verso quota 1,3150, prima del secondo pesante calo che si è materializzato man mano che la bocciatura del piano May prendeva forma in Parlamento. La speranza è che metta da parte le ambizioni di vedere finalmente approvato il suo testo, operazione davvero spericolata e estremamente divisiva, per lasciare lo spazio ai deputati per creare alleanze e proporre una soluzione, che a quel punto sarebbe probabilmente un compromesso soft, lontano dalle brame indipendentiste e drastiche dei brexiteers, ma fattibile e consensuale. Coloro i quali si vedranno riconosciuto lo status di Settled (o di preSettled) potranno continuare a godere, in linea di massima, di diritti e benefici assicurati fino ad ora, la cui tutela tuttavia verrebbe demandata a tribunali britannici (senza alcun possibile coinvolgimento di istanze giurisdizionali europee, come invece previsto nell'accordo di recesso).

A spiegare cosa succede ora, nell'immediato, ci ha pensato la premier May: domani i deputati dovranno esprimersi sulla possibilità che la Gran Bretagna lasci l'Ue nella data prestabilita, quella del 29 marzo, senza un accordo. L'impasse può essere risolta solo nel Regno Unito.

Corbyn: "Fallito l'obiettivo" - Troppo poco anche per il Partito Laburista, per il quale le intese di Strasburgo non garantiscono "nessun cambiamento" sostanziale. Il governo "ha fallito" nel portare a casa "gli obiettivi" che esso stesso si era dati sul backstop irlandese, ha detto il leader Jeremy Corbin. Che rischia di gettare nel caos il Paese. L'approvazione della mozione del governo non esclude quindi un'uscita 'disordinata' in una data successiva al 29 marzo. Nel caso di un voto favorevole al no deal, la Gran Bretagna ha annunciato che potrebbe eliminare i dazi su diversi beni ed evitare il cosiddetto "hard border" tra Irlanda e Irlanda del Nord.

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