Brexit, l'ultimo azzardo di Theresa May: oggi il voto sul rinvio

Brexit, bocciato di nuovo l’accordo portato in Parlamento da Theresa May: cosa succede ora

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A quel punto May ha promesso (ed è scritto nella mozione) che chiederà allo stesso consiglio europeo un rinvio lunghissimo della Brexit, circa di un anno. "Se usciamo senza un accordo, imposteremo a zero la maggior parte dei nostri dazi sulle importazioni, mentre terremo i dazi per le industrie più sensibili", ha spiegato il ministro delle Politiche commerciali, George Hollingbery, sottolineando che "questo approccio equilibrato aiuterà a sostenere i posti di lavoro britannici e a evitare potenziali picchi di prezzo che colpirebbero le famiglie più povere".

Non sapendo cosa vogliono, i deputati britannici hanno urlato a gran voce quello che non vogliono per la Brexit: il no deal. La mozione del governo emendata è stata invece approvata con 321 voti favorevoli e 278 contrari. Gli altri giornali, tabloid popolari e quotidiani "di qualità", titolano tutti sulla ribellione di tredici ministri che hanno votato contro il governo.

L'approvazione dell'emendamento in questione, non appoggiato dal governo, mette di nuovo in difficoltà la premier Theresa May. Così il portavoce della Commissione europea Margaritis Schinas, richiamando la lettera dei presidenti dell'esecutivo comunitario Jean Claude Juncker, e del Consiglio europeo Tusk di gennaio, risponde a chi chiede se il Regno Unito dovrà indire le elezioni europee nel caso di un'estensione della permanenza nell'Ue. Tuttavia, a meno che sia richiesta e garantita un'estensione, il Regno Unito lascerà l'Ue alla mezzanotte del 29 marzo, in base alla legge dell'Unione europea.

A Bruxelles c'è grande preoccupazione e hanno discusso a lungo sulle conseguenze della bocciatura dell'accordo, avvenuta martedì a Westminster. Si tratterebbe di cercare maggioranze trasversali diverse su ipotesi di accordo alternative a quella della premier.

Brexit, bocciato di nuovo l’accordo portato in Parlamento da Theresa May: cosa succede ora

Il leader laburista Jeremy Corbyn ha invocato da parte sua il passaggio del "controllo al Parlamento". Il testo, promosso trasversalmente da deputati Tory moderati e laburisti per forzare la mano al governo, potenzia il no a un taglio netto con l'Ue: esclude che il Regno Unito possa lasciare in qualunque circostanza e in qualunque momento l'Europa "senza un accordo di recesso e una cornice sulle relazioni future" ratificate.

"Voglio dire che la situazione è grave e che bisogna prepararsi allo scenario di un no deal".

May aveva sperato che, con il passaggio al Parlamento del no-deal Brexit, vista come opzione default, i parlamentari si sarebbero in qualche modo rassegnati a votare di nuovo la sua proposta, pur di divorziare dal Regno Unito nella data fissata del prossimo 29 marzo senza una Hard Brexit.

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