Brexit: May senza voce, questo accordo o Brexit a rischio

Brexit vertice May-Juncker Gran Bretagna ottiene dalla Ue nuove garanzie sul confine con l’Irlanda

Brexit: May senza voce, questo accordo o Brexit a rischio

Documenti "vincolanti", nelle rassicurazioni delle parti, per allontanare i timori di molti - unionisti di Belfast in primis - su un futuro ingabbiamento britannico nel meccanismo del backstop (la clausola di garanzia del mantenimento post Brexit di una frontiera aperta fra Irlanda e Irlanda del Nord, nel rispetto dello storico trattato di pace del Venerdì Santo 1998). I deputati a favore sono stati 242, quelli contrari 391. La premier aveva già subito una pesante sconfitta lo scorso 15 gennaio, quando l'accordo era stato respinto con una maggioranza di 230 voti.

Cox: "Esistono ancora rischi legali" - Il primo ad affondare l'intesa era stato l'attorney general del governo britannico, Geoffrey Cox, che nel suo parere legale ha definito le nuove intese allegate all'accordo raggiunto da May e Barnier "legalmente vincolanti" sottolineando però che non cancellano del tutto un "rischio legale" che "resta invariato" nell'ipotesi di "differenze irreconciliabili" nel negoziato con l'Ue sulle relazioni future. Il corretto funzionamento delle istituzioni della UE dovrà essere garantito.

Alla Premier non sono nemmeno state sufficienti le ultime concessioni ottenute nell'incontro di lunedì sera a Strasburgo con il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker.

Theresa May ha confermato il calendario parlamentare messo a punto nei giorni scorsi.

I deputati della Camera dei Comuni ora devono decidere se vogliono la revoca dell'Articolo 50 (e dunque una proroga dell'uscita dall'Ue, al momento fissata al 29 marzo) oppure un secondo referendum, come ha detto la premier. Ai parlamentari conservatori, ha aggiunto, sarà concessa libertà di voto.

Ora prende il rischio di un "no deal", vale a dire di una "hard Brexit" senza accordo è sempre più concreto, con tutte le pericolose conseguenze del caso. Con la difficoltà, non di poco conto, che l'Ue ha già detto no a ulteriori negoziati. "Da parte europea, abbiamo fatto tutto il possibile per raggiungere un accordo. Visto le assicurazioni aggiuntive fornite a dicembre, gennaio e anche ieri, e' difficile vedere cosa altro possiamo fare", ha continuato il portavoce. A quanti giungeranno nel Regno Unito dopo il 29 marzo 2019 verrà riservato diverso trattamento, basato sulla legislazione nazionale britannica in materia di immigrazione e su principi di reciprocità con la situazione dei britannici residenti nei Paesi di provenienza degli interessati. Le possibilità ora sono sostanzialmente tre: un no deal, con conseguente hard Brexit; un rinvio di qualche settimana o mese; un ritiro unilaterale di Londra, magari con l'ipotesi di un nuovo referendum. In questo modo, essi potranno continuare a godere di diritti quali l'accesso a cure mediche, occupazione, istruzione, prestazioni sociali e ricongiungimento familiare. I cittadini britannici che vivono e che lavorano in Italia sono stati invitati ad iscriversi all'Ufficio Anagrafe del proprio Comune italiano di residenza prima del 29 marzo 2019.

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